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categorie - ARMI LUNGHE

SVT-40 Tokarev

Preda Finlandese - Suomen Armeija





 

A metà degli anni 30, i vertici militari dell’Unione Sovietica decisero di introdurre un fucile semiautomatico come arma universale per l’esercito, che potesse soppiantare definitivamente l’ormai quasi cinquantenne progetto del Mosin Nagant.
Per l’epoca si trattò di una decisione veramente rivoluzionaria, dato che l’unico esercito che al momento si stava seriamente muovendo per attuare una rivoluzione simile, era quello USA.

Infatti, seppur a volte si tenda a pensare all’esercito dell’Unione Sovietica come una macchina da guerra arretrata e scalcinata, negli anni 30 i russi erano in realtà all’avanguardia in campo militare in tantissimi aspetti.

Il progetto del fucile semiautomatico sovietico fu affidato a un pool di tecnici, tra i quali spiccavano Simonov, futuro inventore della fortunatissima carabina SKS, e Fedor Tokarev, con l’unica richiesta di camerare il nuovo fucile attorno alla ancora più che valida munizione 7.62x54R del Mosin Nagant, e che l’arma fosse dotata di un caricatore amovibile capace di almeno 10 colpi ma che potesse essere caricato con le stesse lastrine del Mosin Nagant, per non creare problemi di rifornimento durante la fase di transizione tra i due fucili.

Il primo progetto ad essere ufficialmente mandato in produzione, fu infatti l’AVS-36 di Simonov nel 1936, ma la produzione fu ben presto sospesa a causa dei difetti del progetto a favore della creazione di Tokarev, che assunse il nome di SVT-38, dall’anno in cui entrò in servizio.

SVT-38

 

Anche il SVT-38 tuttavia non era affatto esente da difetti. Verso la fine del 1939, quando l’Unione Sovietica attaccò la Finlandia, l’arma mostrò appieno tutte le sue magagne. Per le condizioni estreme che le truppe e gli equipaggiamenti dovettero affrontare, la Guerra d’Inverno rappresentò un test spietato.

In particolare fu notato che il calcio in due pezzi era di costruzione troppo fragile, la precisione era scarsa rispetto al Mosin Nagant 91/30 e il caricatore aveva la bruttissima abitudine di cadere durante il tiro, rendendo l’arma inservibile.

Le truppe lamentarono anche una eccessiva tendenza ai malfunzionamenti, ma considerando le condizioni ambientali estreme che si trovarono ad affrontare, si può dire che tali malfunzionamenti possono essere considerati nella norma.

Nel complesso, il SVT-38 fu un “successo nell’insuccesso”, seppure all’atto pratico se ne decise la sospensione e la revisione del progetto, in sé rappresentò un enorme passo avanti nella progettazione di armi da fanteria. Va fatto notare che, durante la guerra di inverno, seppur visti con sospetto dagli alti comandi finlandesi, gli SVT-38 erano apprezzatissimi dai soldati che riuscivano a mettere le mani su di un esemplare funzionante.

Reduci dalle esperienze maturate durante la guerra di inverno, i sovietici rimisero mano al progetto, semplificando alcune parti, introducendo la caratteristica astina anteriore in lamiera forata, ridisegnando completamente il sistema di sgancio del caricatore e rivedendo la posizione della bacchetta di pulizia, spostandola dal fianco dell’arma ad una posizione più consona sotto di essa. In ultimo, la lunga ed estemporanea spada baionetta lunga quasi 60 cm fu accorciata notevolmente.

SVT-38 (sopra) e SVT-40 (sotto)

 

Fu mantenuto l’intelligente e molto lungimirante pacchetto di scatto sganciabile dal castello del fucile, così come la disposizione e la modalità di smontaggio delle parti mobili del sistema di chiusura e del coperchio dell’azione.

Il funzionamento restava a presa di gas a flusso regolabile con pistone a corsa corta, soluzione estremamente funzionale introdotta già con l’AVS-36. Va fatto notare che americani e tedeschi rimasero assai indietro su questo lato, ostinandosi a implementare il fallimentare sistema “Bang” detto “Gas Trap” dagli americani, che prevedeva una presa di gas piazzata OLTRE la volata, che intrappolava i gas in uscita dalla canna, soluzione molto meno affidabile rispetto a un sistema azionato dai gas “vivi” prelevati da un foro nella canna.
Gli americani infatti modificarono il progetto del Garand M1 solo tra il 1940 e il 1941, mentre i tedeschi di decisero in questo senso solo con il Gew43, a seguito delle continue richieste della truppa per un fucile che fosse all’altezza dell’SVT.

Nonostante le indubbie migliorie, il nuovo SVT-40 continuava a portarsi dietro alcuni “difetti congeniti” che tuttavia non potevano essere corretti del tutto senza stravolgere completamente il progetto e la “filosofia” dietro di esso.

Dal momento della sua progettazione infatti, grande enfasi fu messa nel voler creare un fucile che fosse più leggero possibile, e questo obbligò i progettisti ad alleggerire ai minimi termini meccanica e calciature. Questo requisito mal si accoppiava con la notevole potenza del calibro 7.62x54R di ordinanza sovietico: seppur mitigata dall’efficace freno di bocca/spegnifiamma, l’energia sprigionata durante lo sparo metteva a durissima prova la leggera struttura dell’SVT. Per confronto, il Garand americano, camerato per una cartuccia dalle prestazioni analoghe, arrivava a pesare quasi 5 kg, contro i 3.8 kg del fucile sovietico.
Se questo, da una parte, testimonia la bontà del progetto, dall’altra spiega anche uno dei suoi principali punti deboli ovvero la precisione, che fu sempre inferiore alle aspettative dei comandi sovietici, in particolar modo per il suo impiego come arma multiruolo sniper.

Nonostante ciò, nell’estate del 1940 il SVT-40 entrò in produzione di massa nell’arsenale di Tula, mentre Izhevsk e Podolsk iniziarono nell’autunno dello stesso anno. L’obiettivo era armare col nuovo fucile tutto l’esercito entro il 1943.

Con l’inizio dell’operazione Barbarossa nel 1941, enormi scorte di fucili e munizioni caddero nelle mani di tedeschi prima e finlandesi poi. La complessità progettuale del SVT non lo rendeva per nulla facile da produrre in massa, ne pratico nella manutenzione da parte dei coscritti chiamati in fretta e furia a rimpiazzare le perdite. Come misura di emergenza si riprese la produzione del più semplice Mosin Nagant M91/30, che poteva essere prodotto molto più velocemente, e funzionare anche con una manutenzione molto sommaria.

 

LE CATTURE FINLANDESI

 

 

Durante la “Guerra di Continuazione”, i Finlandesi catturarono circa 17 000 tra SVT-40 e AVT-40 (la versione dotata di selettore per tiro a raffica), e seppur apprezzati dai soldati alla pari degli SVT-38 catturati durate la Guerra d’Inverno, venivano considerati con freddezza dai comandi superiori, che li ritenevano armi fragili, imprecise e poco affidabili. Alcuni, quando catturati, venivano immediatamente usati dalle truppe, mentre la maggior parte venne inviata ai depositi nelle retrovie per poi essere sistemati.

La struttura dell’SVT non permetteva grandi interventi, tuttavia qualche modifica fu fatta. In moltissimi esemplari infatti, fu modificata la valvola, in modo da ridurre al minimo la sottrazione di gas.

 


Valvola gas modificata per uso da parte dei finlandesi

 

Questa modifica fu fatta in quanto il SVT era progettato sulla munizione sovietica a palla leggera da 148 grani, e una dieta stabile di munizioni finlandesi caricate con palla D166 da 210 grani sottoponeva la struttura del fucile, già alleggerita ai minimi termini, a degli stress tali da provocare cedimenti e deterioramenti precoci. Oltretutto, i soldati finlandesi non si preoccupavano minimamente di ridurre al minimo il settaggio già presente, al contrario erano soliti aprire al massimo la valvola per timore che con ghiaccio o sporco il fucile si bloccasse.

Altre modifiche, riscontrate anche nel mio esemplare, comprendevano il posizionare spessori di metallo tra calcio e azione, ai lati della culatta e nel retro del rampone di rinculo, soluzione volta a eliminare o comunque mitigare la tendenza del fucile a mandare il primo colpo fuori rosata. La canna infine veniva avvolta nella tela catramata in prossimità della fascetta, con lo scopo di assorbire il più possibile le vibrazioni dello sparo. In ultimo l’arma veniva ritarata, spostando il mirino anteriore, sulla munizione finlandese.
Nel complesso, i comandi finlandesi non ebbero mai una grande considerazione per l’arma, che continuarono sempre a ritenere insoddisfacente e troppo imprecisa per la loro dottrina di combattimento. Alla fine della guerra infatti, i circa 14 000 SVT rimasti furono immagazzinati senza tante cerimonie e lasciati li fino a quando non furono venduti ai grossisti di materiale bellico americani tra il 1959 e il 1961.

Arrivati qua, diamo un occhiata al mio.

Lato destro del fucile. Saltano subito all’occhio le due caratteristiche che lo distinguono dal 90% degli SVT-40 che si vedono sul mercato Italiano: ovvero il portaotturatore “al bianco” anziché color melanzana, e il calcio non finito a gommalacca, in quanto ovviamente, essendo rimasto in mani finlandesi, sfuggì alla riarsenalizzazione sovietica

 

Lato sinistro del fucile.
 

Lato sinistro della culatta, con impressa la matricola e il marchio SA ovvero l’accettazione Finlandese

 

Lato superiore e destro della culatta. Qui troviamo innanzitutto in alto il simbolo dell’arsenale di Podolsk, ovvero la freccia nell’ovale e l’anno, 1940, il primo anno di produzione degli SVT-40 per tanto rientra nei pochissimi assemblati nell’autunno/inverno di quell’anno da quell’arsenale. Sul lato troviamo la “O” cerchiata, indicante che la canna è stata provata al tiro (un po l’equivalente sovietica dei “Fucili incrociati” sui nostri Carcano) mentre la A cerchiata indica che il funzionamento in tiro semiautomatico è stato correttamente verificato Infine la K cerchiata è il cosiddetto “point of aim proof” ovvero indicava che era stato verificato il corretto azzeramento dell’arma.

 

Caricatore da 10 colpi. La matricola non coincide con quella sulla culatta, come il 90% delle altre parti come comunemente accade nelle armi finlandesi, rimontate ad arte cercando il migliore accoppiamento tra i vari pezzi disponibili.

 

Coperchio del caricatore, con stella di Tula e marchio finlandese SA. In uso finlandese, venivano marchiate col punzione SA culatte, caricatori e baionette (ne dovrò trovare una).

 

Parte anteriore dell’arma. Saltano subito all’occhio le peculiari astina e guardiamano in due pezzi fatte in lamiera traforata e il compensatore /rompifiamma nella versione con 12 aperture sui due lati Si possono vedere anche la valvola di regolazione dei gas e la mira anteriore, molto simile a quello che verrà poi montato sulle carabine SKS

 

Vista della volata. Rigatura e vivo di volata dopo una pesante pulizia si sono rivelati essere ancora in più che buono stato
 
Il fucile monta una classica cinghia finlandese in cuoio, del modello usato anche sugli M39

 

Blocco di scatto. Anche qui la matricola non coincide con quella sulla culatta, trattandosi sempre di sostituzione. Il triangolino all’estremità indica che proviene da un fucile prodotto a Izhevsk

 

Dettaglio del marchio produttore sul gruppo di scatto

 

Lato sinistro della culatta. I segni sul calcio farebbero pensare a una sorta di macabro conteggio: ovviamente potrebbero essere qualsiasi cosa, anche se era abitudine di molti soldati finlandesi, molti dei quali in tempo di pace erano allevatori e agricoltori dediti alla caccia, tenere il conto dei nemici uccisi in quella maniera.

 

Matricola e cartiglio sovietici sul calcio (anche questo sostituito)

 

Calciolo. Si vede la stella di Tula, dunque anche questo è stato sostituito

 

Modalità di riempimento del serbatoio. Come già detto il serbatoio era amovibile e nella teoria ogni soldato sarebbe dovuto essere equipaggiato con 2 caricatori di scorta. Vuotati quelli, si sarebbe dovuto passare a ricaricare usando le lastrine, come nel caso dell’M14 americano e del nostro BM 59. Tuttavia pare che quasi mai i soldati ricevettero caricatori extra (qualcuno sostiene addirittura che non vennero mai distribuiti) il gibernaggio del SVT 40 infatti era studiato per contenere 2 caricatori oppure 6 lastrine universali.

 

Tre varianti a confronto, tutti e tre non riarsenalizzati: A sinistra il mio SVT 40 finlandese, al centro un esemplare di ex-AVT-40 con sicura-selettore e rompifiamma a 4 finestre e a destra un SVT-40 sniper con ottica PU (esemplari gentilmente offerti per la foto dai sig. Davide Zappoli e Luca Pedroni)

 

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 4
Valore Storico 4
Valore nel Tempo 4
Valore di Mercato 3
Stato dell'Arma GRADE B- 

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Copyright©2019 - Andrea Cuoghi per CoEx

 

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