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categorie - ARMI LUNGHE

CARCANO 91/41

il Cremonese Armaguerra






Il Carcano 91/41 è l'ultimo modello della serie 91 ad essere stato progettato ed adottato dal Regio Esercito Italiano. Nato durante la seconda guerra mondiale, non differisce molto dal Mod.1891 del quale mutua alcuni aspetti: più corto di quest'ultimo di circa 10cm monta un otturatore a manubrio dritto, la sciabola-baionetta mod.1891 e il calibro 6,5x52r. Monta una tacca di mira molto simile a quella del moschetto T.S. graduata da 300 a 1000 mt. che a ritto abbattuto, scopre una tacca di mira da combattimento esatta sui 200 mt. La tacca è fissata per mezzo di un anello avvolto alla canna. L'impiego principale di quest'arma fu quello di armare in parte gli alpini che presero parte alla spedizione in russia (ARMIR), ma equipaggiò anche altri reparti dell'esercito in quanto si rivelò un valido fucile dalle ottime doti balistiche, tanto che i tedeschi nel 1944 cominciarono a convertire e produrre parte di queste armi nel 7,92 per poterli riutilizzarli con le loro munizioni.

La fabbrica che produsse (oltre quella di Terni) i 91/41 fu la Armaguerra di Cremona.

Voluta dal RAS di Cremona Roberto Farinacci e di propietà dell'imprenditore genovese Nasturzio Francesco Ettore e del suo conterraneo ed amico avvocato Montano Adriano (che fu anche consigliere ed amministratore), la Società Anonima Armaguerra Cremona nacque negli anni '30 del secolo scorso, più precisamente la costruzione della fabbrica avvenne tra la fine del 1938 e l'inizio del 1939 fuori dalle mura della città e fu all'epoca una delle più fiorenti industrie della zona. Fornita delle migliori macchine ed utensili disponibili sul mercato (nella memoria di chi ci lavorò veniva ricordato l'arrivo nella fabbrica del modernissimo Tornio "Skoda" macchinario che lasciò senza parole i vari operai che non erano abituati a vedere ed utilizzare tali strumenti innovativi) diede lavoro a molte persone sia sul Cremonese ma anche operai che provenivano dal Bresciano e dal Mantovano. L'imprenditore Nasturzio si premurò di partecipare alla costruzione di case "popolari", già cominciate dallo Stato, per dare alloggio alle famiglie di operai provenienti dai vari comuni lontani. La Armaguerra ricevette la prima commessa di armi nel 1941 di 10.000 fucili mod.38 che poi si tramutò in fucili mod.91/41 che cominciarono ad essere consegnanti dal 1942. Sino al 1943 furono prodotti circa 250.000 Mod.91/41 anno in cui, dopo l'armistizio del 8 settembre, si interruppe brevemente la produzione e dal 1944 parte dei macchinari furono requisiti dai Tedeschi che li trasportarono a Vipiteno dove continuò una piccola produzione di armi (mod.41/91 e Beretta mod.34) convertite al calibro 7,92. Oltre ai macchinari, furono obbligati anche parte degli operai a lavorare per la produzione tedesca di tali armi e vi fu da parte di essi una forma di "resistenza" non armata nei confronti dei Tedeschi, ma attuata nella mal lavorazione di alcune parti delle armi che venivano prodotte, creando malfunzionamenti, inceppamenti o addirittura canne leggermente storte.

La produzione continuò fino al 1945 dopodiché si interruppe per mai più riprendere, ma durante la rovinosa ritirata Tedesca, il 25 aprile del 1945 un gruppetto di soldati tentò di entrare nella Armaguerra per depredarla, ma gli operai al suo interno opposero resistenza e uno di essi, un ragazzo di 16 anni di nome Ermete Civardi uscì dalla fabbrica e urlò in dialetto: "Cartofeèn...l'è finida!" ma i Tedeschi non capirono ed aprirono il fuoco su di lui che morì dopo poco trasportato all'ospedale maggiore. Un cippo ne ricorda la triste morte all'interno della Armaguerra, che finita la guerra si converti' in "Officine meccaniche Cremonesi" negli anni '50 per poi chiudere definitivamente i battenti agli inizi degli anni '60.

I macchinari per la produzione dei 91/41 trafugati dal Tedeschi non fecero mai ritorno e con molta probabilità furno demoliti. La fabbrica Armaguerra non è mai stata demolita anche se rimasta in disuso per anni ed è ancora visibile.

Il mod.91/41 in foto è stato prodotto nel 1943 XXI (ventunesimo anno dell'era Fascista) e porta il punzone in alto sulla camera di scoppio "Armaguerra Cremona" (Dicitura che caratterizza tutti i fucili fabbricati da questa ditta almeno fino al gennaio/febbraio del 1943 dopodichè tale dicitura non venne più riportata negli esemplari successivi), il punzone di prova di carica forzata (scudo Sabaudo), il punzone "RE" che sta per Regio Esercito, il punzone del 4UT che sta per quarto ufficio tecnico per il controllo finale dell'arma e in questo caso il punzone dei "fucili incrociati" che ne attesta il leggendario collaudo. Tutte le matricole degli Armaguerra hanno il prefisso "Q" per cui sugli esemplari privi di punzonatura si può risalire alla data tramite matricola; purtroppo su questo 91/41 è stata smontata, forse in fase di riarsenalizzazione, la canna rovinando parzialmente la matricola che si riesce comunque ad evincerne i caratteri ed i numeri. Il calcio è stato ricondizionato nel dopoguerra inffatti porta il marchio impresso nei legni "FAT47" che sta per Fabbrica Armi Terni 1947.

LA CINGHIA
La cinghia poteva essere portata sia sotto che su un fianco data la presenza del doppio attacco. Nella parte sinistra del fucile troviamo la maglietta saldata alla fascetta e un incavo ricavato nel legno come alloggio, mentre sempre sulla fascetta anteriore e sotto la pala del calcio possiamo notare i fissaggi tipici del '91.
La cinghia era in cuoio e poteva essere o con ardiglione regolabile tipica del modello cavalleria, o con cursore mobile molto simile a quella del fucile K98k; entrambe di larghezza 22mm. Nell'immagine è possibile vedere il modello con cursore. Risulta comunqune congrua la comune cighia del 91 con i due semplici bottoni di fissaggio larga 28/30mm.


LA BAIONETTA
Per il 91/41 è prevista la comune e classica sciabola baionetta mod.91. Militarmente parlando è corretta qualsiasi anno/versione, mentre a livello collezionistico è coerente affiancare all'arma una produzione 2GM. In foto troviamo una Gnutti del 1941 con fornimenti metallici in ferro, scelta per congruità geografica.

LA PRODUZIONE:

(fonte: 1891 Il Fucile degli Italiani - Di Giorgio, Pettinelli)
ANNO Matricola più bassa Matricola più alta Punzoni
1942 QA541 QD6583 Armaguerra Cremona 1942-XX, "RE", "4UT" 
1943 QE5346 QE9451 Scudo Sabaudo, "RE", "4UT" 
1943 QF2314 QF6348 Armaguerra Cremona 1943-XXI, "RE", "4UT" 
1943 QG1964 QI573 Armaguerra Cremona 1943-XXI, "RE", "4UT" 
1943 QI1483 QK5234 Armaguerra Cremona 1943-XXI, "RE", "4UT" 
1943-44 QL4456 QZ8787 Scudo Sabaudo, "RE", "4UT" 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 3
Valore Storico 3
Valore nel Tempo 3
Valore di Mercato 3
Stato dell'Arma GRADE C+

Per consultare la legenda, clicca qui

Copyright© 2017 - Stefano Pinoni per CoEx

Per tributo, riverenza e sopratutto per supportare meglio il collezionista, nella sezione DOWNLOAD oppure CLICCANDO QUI, è possibile consultare uno dei primissimi testi scritti sul '91, "IL 91 di G.Simone - R.Belogi - A.Grimaldi".

Galleria Fotografica:
L'azienda ai giorni nostri.


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